Suor Irene diventa casa per le persone che incontra nel suo cammino

Suor Irene trova tempo per le persone, per tutti senza fare differenza. Non rifiuta o allontana neppure quelli che la respingono.  Si fa trovare dalla gente e non le importa che la distolgano dal sonno, dai pasti; lei è sempre disponibile, a qualunque ora. Le persone la cercano chiedendo ascolto, aiuto.

Conseguentemente, la dimora di suor Irene è casa per le persone che lei incontra nelle sue quotidiane visite ai villaggi. E non solo loro ma anche quelli che vengono a conoscerla per passaparola. Attira alla missione tanta gente.

Suor Irene non vuole che si critichino le persone: fa tanto spazio dentro di sé e nell’ambiente di casa perché tutti si sentano voluti, accettati. Dimentica se stessa non solo per gli Africani ma anche per le consorelle. Crea spazio perché anche chi è fragile trovi modo per dare quello che può e riesca a poco a poco a trasformarsi sotto l’amore incondizionato di tutte. Quindi lei stessa diventa casa per tutti.

“Per la carità che vi si respirava, la missione di Gikondi al tempo della Serva di Dio era considerata: missione della carità, la casa della carità” (Cf Positio, p. 163. 171 e Atti Capitolari del 2011, p. 34). Questa è l’accoglienza vera che sboccia in amore, in “carità fiorita” come il nostro Padre e Fondatore Giuseppe Allamano insegnava alle prime Sorelle, fra le quali c’è suor Irene.

suor Jane Wambui Muguku, mc